Test DSA: in cosa consiste

Se temete che qualcuno di vostra conoscenza, che sia un amico, un cugino, un fratello o un compagno di classe, soffra di qualche disturbo da ricondurre ai DSA, potete parlarne inizialmente con i diretti interessati, poi con chi di competenza. Se si verifica una situazione in cui vi accorgete che qualcosa non va, si deve procedere con il test dal quale poi verrà fuori un esito e si proocederà con la scelta della diagnosi da applicare. Il test è, quindi, di fondamentale importanza e oggi scopriamo insieme in cosa consiste e quando farlo. 

In cosa consiste

Sono tre le figure che si occupano di somministrare i test e valutarli e sono: in neuropsichiatra infantile, lo psicologo e il logopedista. I test neuropsicologici hanno il compito di verificare che a livello sensoriale il bambino segua correttamente gli stimoli. E’ necessario capire se le difficoltà sono dovute a un disturbo neurobiologico o a un malfunzionamento dei sensi. Il neuropsichiatra indaga quindi la vista, l’udito e le capacità motorie tramite prove molto semplici. Bisogna capire se ci sono deficit sensoriali che possono essere causa di difficoltà. Più che un test vero e proprio potremmo definirlo come una visita con alcune prove.

Quando farlo

I test si dovrebbero effettuare nel momento in cui i bambini mostrano le prime difficoltà; nello specifico queste difficoltà riguardano le abilità nella lettura, nella scrittura e nel calcolo. Non è detto che tutti i bambini che mostrano tali diffcoltà risulteranno DSA dai test a cui verranno sottoposti. I test, dunque, vanno effettuati quando si presentano i primi campanelli d’allarme, la diagnosi, che parte da una richiesta dei genitori, dovrebbe essere fatta nei primi anni di scuola: dai 7 anni di età per dislessia, disgrafia e disortografia, dagli 8 anni per la discalculia. Si può anche diagnosticare il disturbo negli anni seguenti, ma è preferibile intervenire prima.